Lavorare con i piedi. Grounding e sicurezza esistenziale

 



Lavorare con i piedi. Grounding e sicurezza esistenziale.

Quando parliamo di sicurezza, pensiamo spesso a qualcosa di mentale: rassicurazioni, pensieri, convinzioni. Più raramente pensiamo ai piedi, che ci connettono al suolo. Non è un caso, però, che di una persona strutturata e concreta si dica che abbia i piedi per terra.

Il radicamento, grounding nel linguaggio della psicologia corporea, riguarda la capacità di sentirsi presenti nel proprio corpo e in contatto con la realtà concreta. Significa anche riconoscere i propri bisogni fondamentali: nutrirsi, muoversi, riposare, prendersi cura di sé e dell'ambiente in cui si vive. 

Corpo e vita quotidiana possono raccontare molto del nostro stato psicologico. Un tono dell'umore basso, per esempio, può accompagnarsi a trascuratezza nelle faccende domestiche, a un'alimentazione disordinata o a una minore cura personale. Allo stesso modo, ansia e insicurezza non sono esperienze esclusivamente mentali: possono manifestarsi attraverso tensione, irrequietezza, alterazioni del respiro e difficoltà a sentirsi stabili e presenti.

La società contemporanea favorisce inoltre l'identificazione con immagini mentali: l'immagine di come dovremmo apparire, del successo che dovremmo raggiungere, degli oggetti che dovremmo possedere e persino di come dovrebbe essere il nostro benessere. Pubblicità e social media propongono modelli spesso irrealistici o lontani da ciò che sentiamo autenticamente nostro. 

Quando perdiamo il contatto con il corpo, con i nostri bisogni e con la realtà concreta della nostra esperienza, diventa più facile inseguire senza requie queste chimere, entrando in uno stato di insoddisfazione permanente. 

Nell'ambito psicologico, una difficoltà di radicamento può accompagnarsi a vissuti di ansia e insicurezza, difficoltà di attenzione e concentrazione, dispersività e sensazione di instabilità. Non si tratta di considerare il grounding una diagnosi o la causa di questi problemi, ma di osservare anche la dimensione corporea attraverso cui essi vengono vissuti. 

L'ansia, ad esempio, non ha soltanto una qualità mentale, fatta di pensieri, paure, aspettative, ma anche corporea: rrespiro corto, rigidità posturale, tensione muscolare, perdita di contatto con le sensazioni corporee, stato di attivazione continua. Intervenire soltanto sul piano mentale rischia di lasciare inesplorata una parte importante dell'esperienza e di limitare le opportunità di recupero del proprio benessere. 

Un lavoro psicologico che includa la dimensione corporea può utilizzare l'attenzione al radicamento, alla postura, al respiro, alle tensioni muscolari e alle sensazioni interne per favorire una maggiore consapevolezza di sé. Lo scopo non è semplicemente rilassarsi, ma riconoscere il rapporto tra ciò che pensiamo, ciò che proviamo e ciò che accade nel corpo, integrando questi diversi aspetti dell'esperienza. 

Il radicamento riguarda anche la vita quotidiana. Camminare, passare del tempo all'aperto, fare attività fisica, preparare un pasto sano e gustoso, occuparsi della casa, portare a termine un'attività concreta sono modi per tornare in rapporto con il corpo, con l'ambiente e con il presente. 

A volte un piccolo cambiamento di abitudini può rivelarsi più gratificante di un proposito eroico e ad alto costo energetico. 

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